La scrittrice si trova al centro della sala. È circondata da un gruppo di donne che hanno letto il suo libro nel loro circolo di lettura. Le stesse si preparano ad ascoltare questa persona di cui hanno parlato nelle ultime settimane. Sara guarda la situazione dal suo telefono come se stesse provando a fare una foto che possa immortalare il momento. Però è l’ora di iniziare e non sa bene se reagire come un’adolescente che è stata scoperta in fragrante o come la scrittrice che ha diritto di prendersi un momento prima di iniziare la conferenza. Questo gesto ha fatto sorride la stessa persona che ti sta raccontando la scena; l’unico uomo nel gruppo che inizia a parlare di un libro narrato da un uomo che è stato infedele. La situazione non prospetta bene, dove mi sono ficcato?

 Cavallo G7

Il titolo spagnolo del libro, L’amore imperfetto, non è la semplice traduzione letterale dell’originale: Non volare via. Avendolo saputo prima avrei domandato quale fosse la ragione del cambio, che enfatizza aspetti diversi. È vero che l’amore è il centro: gli amori passati, gli amori possibili, quelli impossibili, l’amore per i figli, l’amore che fugge, quello che ha già fatto le valigie. Ogni tonalità dello stesso sentimento è differente, né migliore né peggiore; ognuna perfetta nel suo marco di referenza e imperfetta, se la si cerca in un tono differente, in un altro colore. Molto più corretto il titolo originale: non andare via, non volare lontano. Questo sottolinea il desiderio di permanenza in conflitto con l’impulso di prendere il volo, di perseguire i sogni, l’amore che chiama mentre l’altro, l’amore familiare, ci mantiene con i piedi per terra. Due forze, entrambe amorose, che attraggono con forza il soggetto, che sembra condannato all’errore. Non può essere differente quando si cerca un punto intermedio in un gioco che non permette tonalità intermedie. Per questo, e solo per questo, l’amore è sempre imperfetto, perché quello puro e cristallino non è di questo mondo, che ci tira in diverse direzioni. In questo mondo ci rimane sempre la richiesta di non andare via, che ci viene proposta ogni volta che ci fermiamo.

“Non volare via”, una novella che ti prende dalla prima pagina. - tuitéalo    

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Re F6

Non è una giustificazione. L’errore di Alberto, il narratore, non si cancella neanche con tutta l’acqua del mare. Però è meglio che io stia in silenzio perché sono il nemico, la preda verso la quale si può avere una certa indulgenza ogni tanto, giusto nei momenti in cui si riversano commenti acidi sul genere. Intanto siamo qui cercando di capire questa famiglia che passeggia per la novella. Alberto, Sandra, Alice e Matteo sono uniti da qualcosa di più forte del solo vincolo sanguineo. Si tratta di un elemento silenzioso però potente e, di fatto, le grandi cose della vita sogliono succedere così: arrivano in silenzio senza che nessuno si renda conto finché non diventano imminenti. La sordità del figlio minore scuote le fondamenta, mostrando la fragilità umana. Il passato e il futuro tendono a dipingersi di colori più belli, però, quando il secondo acquista un tono irrimediabilmente scuro e pesante, quello che vi sta dietro inizia a emergere grazie al suo brillio. È in questo momento che Camilla compare e accende un fuoco che può essere tutto meno che inaspettato. Esercizio di onestà: quanti si considerano capaci di dire di no, trovandosi in una situazione del genere? La domanda rimane nell’aria perché non appaiono giudizi nel libro di Sara Rattaro, anche se sì, appaiono fuori, in questo angolo della libreria, dove sarebbe meglio giocare ad essere muti.

Regina E7

Però la fragilità è umana, i desideri di correre e amare liberamente non appartengono a nessun genere. Per questo qualsiasi persona può cadere nella tentazione, che prende corpo in ciò che è possibile. Chissà se…? La differenza può risiedere nel sapere porre dei limiti alla fantasia, che si apre con questa domanda. Non è facile. Se lo fosse non ci troveremmo davanti a una novella ispirata a vite reali, ma a un racconto di fantasia. Il genere femminile possiede un’intuizione sottile per queste frontiere, sa riconoscere meglio i punti senza ritorno e per questo si detiene prima. Le ragioni saranno culturali o biologiche, chissà un po’ entrambe, non è importante. Conoscere il terreno è un vantaggio – che non significa una garanzia –riconosciuto da chi si dedica alla guerra. Quindi, chi riconosce per primo i limiti del territorio può cominciare a tracciare la mappa, a determinare i migliori percorsi e organizzare il viaggio, con una visione che li include tutti. Certo è che questo non annulla mai la possibilità che uno dei viaggiatori prenda un cammino imprevisto, differente da quello pianificato. La guida, quindi, si sorprende, si infastidisce e si sente usurpata. Però il viaggiatore non può che seguire il ritmo del suo passo inquieto, ricordando che anche la libertà è umana, troppo umana. La sorpresa è ancor più grande e difficile quando questo viaggiatore è quello che non potrebbe restare senza la tua guida, quello che pensavi fosse indifeso e che, proprio per questo, si era convertito nel motivo della tua forza. Però, come dice Sara, “per essere straordinari non è necessario essere nati perfetti”.

Per essere straordinari non è necessario essere nati perfetti. @SaraRattaro - tuitéalo    

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Scacco matto

Quindi, tutto trascorre in silenzio, come se si assistesse a un mondo fiabesco nel quale è possibile vedere una conversazione senza essere presenti. Le piccole paste del buffet cominciano a muoversi, non importa che si interrompa chi sta parlando, quando si tratta di convivere intorno a delle cibarie. La famiglia che ha avuto un bambino sordo e le loro difficoltà per restare uniti rimane in secondo piano. Certo! Non possiamo andarcene senza parlare della famiglia. Questa idea sembra inquietante per la scrittrice. Non esiste la famiglia perfetta, però sì un’idea di famiglia che sembra riuscire a unire nei momenti di crisi. A lei facciamo riferimento quando non esistono più argomenti, quando il sentimento crea un nodo alla gola e cerca di salire in forma di lacrime. Il libro che ti consiglio parla esattamente di questo tra le linee: un ideale che non riesce a incarnarsi, che si complica, si avvicina e si allontana mentre si avanza nella lettura. Un modo di scrivere molto familiare, fluido e diretto. Un po’ come una delle lezioni che ha dovuto apprendere Alberto e che utilizzo per chiudere, in modo che ti possa avvicinare alla lettura di una scrittrice, della quale sicuramente si seguirà parlando e ogni volta a voce più alta:

l’unica cosa di cui sono sicuro è che ho avuto bisogno di quasi cinquant’anni per scoprire che gli eroi sono le persone che fanno le cose quando devono essere fatte, senza preoccuparsi delle conseguenze.

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